Editoriale #1 – “Arrivederci, Ligabue!”

21 giu

In questi giorni sono stati resi i noti i dati ufficiali relativi agli eventi di musica live del 2011 nel nostro Paese e una cosa mi ha colpito in particolar modo: il “re dei live” è stato Ligabue, con un incasso di ben 5 milioni di Euro grazie al concerto-evento di Campovolo. Ho pensato a quali sono stati gli artisti che negli ultimi anni hanno ottenuto i maggiori incassi a livello globale e oggettivamente sono cantanti, musicisti o gruppi divenuti col passare del tempo vere e proprie Icone musicali. Basti pensare ai Rolling Stones, agli U2, a Madonna, ai Depeche Mode… Noi, in Italia, abbiamo Ligabue (insieme a Vasco, ma verrà analizzato in un’altra occasione). Lui sarebbe la nostra (quindi anche MIA) icona?! Chi vi parla è uno che, oltre ad avere su cd tutto ciò che è stato inciso fino al 2007, ha nel suo raccoglitore delle memorabilia dei concerti cinque biglietti dei suoi live (compreso il primo “vero” Campovolo). Negli ultimi anni è evaporato dalle mie cerchie musicali, dagli artisti che mi piace “proteggere” o seguire o che comunque sento miei (e credo che per un artista non ci sia nulla di peggio di quando un tuo fan non si riconosce più in quello che sei e che rappresenti). Non penso sia dovuto alla sua età (Jagger è là a dimostrare che la carta d’identità non conta se trasudi personalità), al cambiamento generazionale di chi l’ascolta o a quello che va di moda. La mia idea è che Ligabue abbia abusato della propria immagine nel momento in cui la sua vena artistica ha imboccato la strada del declino. Per alcuni era già iniziata con “Miss Mondo”, quando in realtà quello è soltanto il suo primo album pubblicato da “star” e per forza di cose patinato a livello di produzione e del suono rispetto ai suoi album d’esordio ancora “grezzi”.  I primi segnali di serbatoio in riserva si erano sentiti in “Fuori Come Va?”, con alcune parti strumentali che trasudavano di “roba vecchia già ascoltata” (esempio più eclatante ne “Il Campo delle Lucciole”). Oh, sia ben chiaro: “gli accordi migliori rimangono sempre quei tre” è l’anticristo della musica rock, dove il mantenere la propria identità musicale non significa costruire canzoni solo su un determinato giro di note sempre. Dov’è la poliedricità? Dov’è il genio del musicista? Se quindi per le parti strumentali si sapeva già da inizio anni 2000 che ci si sarebbe dovuti accontentare più o meno sempre, l’unica forza Ligabue aveva ancora erano i testi. E Ligabue ha dimostrato di poter essere un ottimo cantautore, scrivendo canzoni che rimarranno nella memoria della gente alla pari di quelle di Battisti (o meglio Mogol) ad esempio. Negli ultimi anni però ha concretamente perso (anche) le parole. Girando sempre intorno ai soliti temi standard e trattandoli in maniera palesemente superficiale (innamoramento, amore non corrisposto o finito, io da solo contro il mondo ingiusto che mi tratta da reietto quando sono io che viaggio “in prima”) riesce a fare breccia nei cuori di chi vive la musica solo in maniera superficiale, ma francamente porta all’esasperazione chi cerca in un brano musicale molto di più e s’era abituato a trovarlo nelle sue canzoni. Non aiuta il fatto che negli ultimi tre anni la sua etichetta discografica ha deciso di mettere il pubblico “Sotto Bombardamento”, rilasciando: un cd e una riedizione deluxe dello stesso cd con dvd e parte acustica, nove singoli (nove singoli in tre anni per un artista rock è troppo: sono ritmi da cantante pop idolo delle teenager stile Rihanna), un triplo cd live, un film al cinema dal quale poi è stato ricavato un dvd/bluray in 3D, la ristampa di suoi cinque dvd live. Ma stiamo scherzando? Vedere che la gente continua a spendere soldi per ascoltare canzoni con basi ripetitive e con frasi profonde tipo “ora e allora e ancora così a rubare l’amore che si fa rubare” è deludente e fa riflettere sul perché il mercato discografico italiano è così in crisi e stagnante. Se dedichi così tanto spazio e così tante risorse economiche ai soliti musicisti come si può pretendere che ci sia un ricambio generazionale di talenti? I gruppi emergenti senza contratto partono sfavoriti rispetto ai fenomeni da reality e il concetto di concerto musicale per la gente è “andare ad ascoltare il Liga” (estrosità nel cantare e copertura delle note minima, estrosità nel suonare e capacità di improvvisazione minima, cura scenografica dello spettacolo minima) facendolo diventare il “re dei live”. Buonanotte all’Italia.

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Una Risposta a “Editoriale #1 – “Arrivederci, Ligabue!””

  1. Verona novembre 8, 2012 a 1:44 am #

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